Orazio Cerino

Autore, presentatore, attore. Si forma all’Università popolare dello spettacolo di Napoli e successivamente al Centro Internazionale di ricerca sull’attore (I.C.R.A. Project) diretto da Michele Monetta. Prosegue la sua formazione studiando con Marise Flache, Michele Bottini, Antonio Ferrante, Massimiliano Foà, Pierpaolo Sepe, Emma Dante, Gabriele Muccino, Massimiliano Gallo, Francesco Prisco e Mimmo Borrelli.

Dal 2010 fa parte del Team artistico e del Team Produzione del Giffoni Film Festival in qualità di consulente artistico progetti, attore, coordinatore, conduttore giuria e selezionatore.

È protagonista negli spettacoli “Plautobus”, “Ragazzi di Camorra”, “L’uomo, la bestia e la virtù”, “Le smanie della villeggiatura”, “Exploding Plastic Warhol”,“ “Buco nell’acqua” “Il fulmine nella terra”, “Il Maestro più alto del mondo”, “Romeo e Giulietta”, “Sogno di una notte di mezz’estate”, “Pinocchio legge Amleto”, “Angeli all’inferno”, Sciarada e “Nel nome del Padre” per la regia di Antonio Grimaldi (Teatro Grimaldello 2011 – 2013), “Condannato a morte. The punk version” e “Piccolo e squallido carillon metropolitano” per la regia di Davide Sacco, “Cronos” scritto e diretto da Giovanni Del Prete, “CostellazioniAmleto” scritto e diretto da Giovanni Del Prete.

Dal 2009 collabora con il “Teatro dell’osso” e con l’autore e regista Mirko di Martino con cui fonda la compagnia Di Martino/Cerino con produzioni rivolte al teatro civile.

Dal 2012 porta avanti il progetto “Il carretto dei sogni” – Favole in musica.

Dal 2015 è Responsabile del Progetto Master in class, lezioni spettacolo per le scuole.

 

TUTTI GIÙ PER TERRA

Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra.

Un gioco, forse il primo che facciamo in gruppo, una filastrocca, una canzoncina che ci accompagna sin da quando siamo piccoli, cantata in allegria senza far troppo caso al significato.
Ma oggi, quanto pesano quelle parole?
Oggi che il mondo rischia di cascare davvero, la canteremmo ancora così felici e spensierati?
O sarebbe il caso di cominciare a sorreggerla la terra?
In fondo, siamo 8 miliardi. Dovremmo farcela.

L’uomo è un ospite qui sulla terra, come tutti gli altri esseri viventi, ma col passare del tempo ha cominciato a dimenticarsene e si comporta come ne fosse il padrone. A differenza degli altri abitanti, non cerca di vivere in ascolto con la natura: disbosca, cementifica, avvelena la terra e le acque.
Solo negli ultimi tempi ha cominciato a preoccuparsi della salute del pianeta e solo perché si è reso conto, sulla propria pelle, che quando la natura si manifesta o si ribella, l’uomo, la paga amaramen-te. Inondazioni, frane, terremoti, hanno un impatto devastante se non vengono rispettate delle regole fondamentali e il prezzo che paghiamo, in vite umane, è altissimo.
Eppure, basterebbe poco. Basterebbe mettersi in ascolto. Basterebbe rimodulare le proprie esigenze e le proprie priorità in armonia con l’ambiente in cui vive.
Non che sia semplice, ma è necessario, se vogliamo continuare a vivere su questo bellissimo pia-neta. Anche perché la terra era qui da molto prima che noi cominciassimo a popolarla e sarà qui an-che dopo che noi ce ne saremo andati. Qualche secolo e la natura si riprenderà tutti gli spazi. E i primi mesi della pandemia ce ne hanno dato dimostrazione.
Sta a noi adesso capire da che parte volgiamo stare. Anche perché la terra, inesorabilmente, lotta contro quello che è diventato il suo nemico principale: l’uomo.
Lotta per la propria salvaguardia, che poi è anche la nostra.
E il tempo delle ipotesi, delle riflessioni, delle promesse non mantenute ormai è finito.
Dobbiamo cominciare ad agire subito. Anche perché la terra ha esaurito la sua pazienza e ormai, non aspetta più.