“La Voce di Alice” raccontato dai creatori della sceneggiatura

Volevamo dare voce alle idee.
Voleamo gridare per coloro che non potevano, o che non riuscivano, o che non  volevano.
Volevamo dare quell’opportunità, che Claudia ha dato ad Alice, a tutti quei ragazzi che non riuscivano a trovare il loro posto nel mondo, la loro voce.
Ci siamo ritrovati a discutere sul senso dei desideri, dei sogni, delle ambizioni… Della vita, e ognuno di noi ha posto un pezzetto di sé e delle proprie insicurezze in questo corto.
La tematica iniziale era quella del sogno. Inteso come impulso alla vita, spinta, opportunità di rendere straordinario l’ordinario, di animare ciò che sembra spento e di dare un obiettivo al protagonista, che è un sognatore.
Ogni volta le idee erano tante e diverse, ma in un qualche modo unite da un desiderio comune: la voce di Alice. Questo titolo è nato solo in seguito, grazie all’aiuto dello staff Giffoni, ma è come se fosse stato sempre così, che fosse destinato a chiamarsi così.
L’idea del teatro è stata una costante. Non volevamo stereotipare il corto, con la solita storia dell’attore che non ottiene la parte sebbene abbia talento eccetera eccetera; ma sottolineare come il teatro possa rappresentare, nella forma più diretta e concreta, le ambizioni e i sogni di ognuno che vengono messi su un palco, aspettando che si alzi il sipario, per andare in scena.
Inizialmente avevamo pensato a delle inquadrature con degli stormi, stormi di uccelli, volevamo rappresentare la “libertà obbligata” di Alice, libertà in cui poteva spiccare il volo ma da cui non poteva veramente andarsene a causa delle sue insicurezze che la fermavano, la bloccavano, le tarpavano le ali. Cercavamo in tutti i modi di evidenziare il desiderio di Alice di volere di più, di ambire di più, di essere di più.
Un personaggio che avevamo tenuto in considerazione era Leonardo Da Vinci, più precisamente con la frase : “Chi ha provato il volo camminerà guardando il cielo, perché là è stato e là vuole tornare”.
Ma forse dovevamo concentrarci di più sul perché Alice non riuscisse a spiccare il volo, piuttosto del perché, una volta “provato” non riuscisse più a scendere.
Poi, il mimo. E’ stata un’idea combattuta, ma rappresentante perfettamente del “grido silenzioso” di Alice, dei giovani, di tutti.
L’idea era quella di esordire e concludere con una figura un po’ bizzarra. Non decifrabile immediatamente, ma il cui scopo diventasse riconoscibile ed intuibile nel corso della storia.
Il mimo rappresenta i limiti della protagonista, le sue debolezze, il suo silenzio. Si era discusso sul dare un passato alla figura di Alice. Una spiegazione che motivasse il suo essere, la sua personalità. Ma noi tutti, del gruppo cortometraggio, abbiamo insistito sul fatto che il carattere, l’insicurezza, la timidezza -che sono tutti aspetti che fanno parte della persona stessa, senza per forza essere risultato di qualche episodio precedente- non devono fermare la realizzazione del proprio sogno.
Gli altri personaggi del corto, invece, sono tutti improntati alla realizzazione di Alice. Non per questo, però, sono da porre in secondo piano rispetto alla protagonista.
Ogni personaggio, infatti, collabora allo svolgimento della storia, al compimento di Alice, come al cambiamento in positivo di Claudia.
Infine il personaggio di Leo che riprende Leonardo Da Vinci che, nonostante tutto, ha lasciato un segno all’interno del corto. Lui rappresenta l’occasione, l’opportunità, in quanto catalizzatore del talento di Alice e motivatore del suo mettersi in gioco, andare in scena.
La scena della lettura di Antigone a scuola, è una scena importante per entrambi i personaggi. Volevamo rappresentare non solo il loro legame in quanto amici, ma anche l’influenza che il teatro aveva nelle loro vite. Tanto da parlargli con le sue stesse parole.
La scelta di Antigone è stata abbracciata da tutti, in quanto rappresentate della volontà di andare controcorrente, di seguire il proprio cuore, di essere se stessi.
Alla fine Antigone è Alice. Alice è Antigone. In realtà è un po’ tutti noi. Noi sognatori che desideriamo follemente o no, un di più che ci faccia spiccare il volo per darci voce.
Anzi, gridare.
Un ringraziamento particolare a Gianvincenzo Nastasi e Fiorenzo Brancaccio del Giffoni Opportunity, alla coordinatrice del nostro gruppo prof.ssa Chiara Vitali e a tutto lo Staff del Giffoni San Donà Experience, per averci accompagnati e sostenuti in questa esperienza fantastica!

Tina Boem (Itis Volterra)
Angelelica Casazza (Liceo Montale)
Erika Ragiotto (Liceo Montale)
Alessandro Sabatino (Itc Alberti)
Valeria Contarini (Liceo Montale)
Lorenzo Lucca (Liceo Montale)

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